RICORDI – 10 Dicembre – Il vico Favugno

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Il vico Favugno

Tra i ricordi di Carpinone…

Ho vissuto l’infanzia tra sanpietrini e bambini, tanti bambini.

Il nostro avamporto era il mitico vico I San Rocco meglio noto come vico Favugno, un nome ereditato da una famiglia che anni addietro viveva lì.

D’estate, quando l’attività scolastica giungeva al termine, il vico si popolava di una danza antica fatta di giochi, nascondino, confidenze, invenzioni, partite di calcio e le chiacchiere degli adulti e degli anziani stese al sole di paese.

Ricordo i profumi, il fuoco di San Giovanni, il pane e olio, le sbucciature alle ginocchia, i palloni tagliati e tutti quei volti, uno ad uno, che oggi non ci sono più.

Mentre sto scrivendo mi tornano alla mente tutti i loro nomi e le esperienze condivise.

Tra quelle pietre e quelle case ho respirato la saggezza popolare, oggi dimenticata o annullata. Il sapore genuino della gioia fatta di poco e la condivisione estrema di bene e male che nasce tra i membri delle piccole comunità che si uniscono, per amare e difendere, attorno a chi ha bisogno.

Mi sono sentita protetta sotto lo sguardo vigile di quegli adulti e circondata di leggerezza e bellezza accanto a tutti i miei amici d’infanzia che ancora oggi fanno parte della mia vita ciascuno a modo suo e con il suo peso.

Ho giocato fino allo sfinimento, ho imparato a crescere con le emozioni e a confrontarmi con i miei stessi anni e quelli in più. Conoscevamo tutte le case e chi le abitava, eravamo principesse e principi della nostra vita.

Non dimenticherò mai quelle sensazioni che stagione dopo stagione si alternavano tra le stradine del vico. Un momento meraviglioso era quello del crepuscolo, sul finire dell’estate, quando con le mie care amiche (di ieri e di oggi) sedevamo sui gradini della casa di turno e, con le braccia nude punte dal primo fresco, sognavamo la nostra vita da adulte, imparavamo a chiudere l’estate per accogliere l’autunno e il rientro a scuola, setacciando i momenti belli, i primi amori, le prime paure, le prime avventure per tessere la rete che ci avrebbe riviste a breve di nuovo lì.

Uscivo di casa, attraversavo la strada ed ero in Paradiso, avevo tutto e non lo sapevo.

Ti lascio una goccia di pensiero che un po’ di tempo fa ho scritto in merito ad una tradizione del vico Favugno:
https://www.ipaziafilosofia.com/2019/11/29/luomo-che-cammina-sul-fuoco/

 

Cara/o amica/o, continuiamo con il decimo giorno del Calendario dell’Avvento del 2024.

Sto dedicando il Calendario dell’Avvento 2024 ai RICORDI di tutti quei momenti, oggetti e suoni che hanno colorato vivacemente il mio sentiero fino ad oggi. Ogni ricordo porta con sé una luce e una visione. Ogni ricordo è il tassello di un’identità che sboccia nel tempo presente.

Un ricordo DA SCARTARE per ogni giorno di dicembre fino alle soglie del Natale.

Spero possa accompagnarti nel tuo cammino e il mio augurio è che getti l’amo tra i tuoi ricordi affinché tu possa ritrovare “gli sparsi frammenti” della tua anima.

Se desideri recuperare la lettura delle altre ‘caselle’, ti invito a cliccare sul seguente link:https://www.ipaziafilosofia.com/blog-articoli/

Grazie per il tuo tempo,
Francesca