Consulenza filosofica: la nuova via al benessere interiore

Consulenza filosofica
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Consulenza filosofica: se ne sente parlare sempre più spesso ma che cos’è nel concreto? E, soprattutto, cosa può fare per te? Quali problemi può risolvere? Quali obiettivi ti permette di conseguire?

In questo articolo scopriremo insieme ogni aspetto della consulenza filosofica e gli immensi benefici che può portare sia nella vita materiale che in quella interiore.

Innanzitutto cominciamo facendo chiarezza su alcuni punti molto importanti che riguardano la filosofia e la consulenza filosofica:

  • La filosofia non è solo teoria! Nella sua veste originale la filosofia è uno strumento pratico che, nel corso della storia, ha permesso a miriadi di persone di svincolarsi dai tentacoli della sofferenza raggiungendo successo, equilibrio interiore e serenità.
  • La consulenza filosofica non è una forma di psicologia o psicoterapia. A differenza delle procedure tradizionali, la consulenza filosofica mette le persone nelle condizioni di autodeterminare il proprio benessere, aiutandole a scoprire e risvegliare dentro di sé risorse, idee e potenti ispirazioni. Il tutto con un approccio paritario, piacevole e non giudicante.
  • Tutti possono praticare la VERA filosofia, anche coloro che non hanno mai studiato o letto nulla in merito. Questo è forse l’aspetto più sorprendente e apprezzato della consulenza filosofica.
  • Non esiste settore in cui la filosofia non possa essere applicata. Dal benessere interiore alla gestione aziendale, ogni campo della vita, sia personale che lavorativo, può trarre grossi vantaggi dalla consulenza filosofica.

Da qui si può facilmente capire che la filosofia non è affatto (come molti credono) un’attività per pensatori e sognatori. In realtà, se sei una persona orientata ai risultati, motivata a migliorarsi e a trasformare il pensiero in fatti concreti, la consulenza filosofica è ciò che fa per te.

Consulenza filosofica

Come nasce la consulenza filosofica

L’immagine del filosofo è spesso legata alla famosa caduta di Talete di Mileto(1), il quale, intento a guardare le stelle e la luna nel firmamento, inciampa e ruzzola a terra.

Siamo abituati a considerare la filosofia come qualcosa che separa il pensiero dalla vita reale e dall’azione. In realtà essa integra pensiero e azione con l’obiettivo di massimizzare i risultati nella vita reale: esattamente ciò di cui la consulenza filosofica si occupa.

La perfetta sintesi tra pensiero e azione la possiamo trovare in Marco Aurelio(2): filosofo e imperatore. Le schegge di luce della filosofia immersa nel reale emergono ne “I ricordi”, tra un campo di battaglia e l’altro.

Dinanzi all’esigenza di gestire un impero immenso, Marco Aurelio vive incarnando il suo pensiero e applicandolo costantemente alle sue azioni quotidiane.

Non c’è separazione ma equilibrio e unione perché, come scrive Hadot, “l’atto filosofico non si limita alla conoscenza, ma coinvolge il Sé e l’essere: è un progresso che ci rende più completi e migliori. Una conversione che fa rifiorire la vita intera e che cambia profondamente colui che la compie”.(3)

L’autentica unione “alchemica” tra pensiero e azione

Quando farete dei due uno, direte “Montagna spostati!” ed essa si sposterà”

[Vangelo di Tommaso]

L’errore più grande è vedere la filosofia relegata in una “palestra accademica”, come se fosse un esercizio puramente ginnico del pensiero decorato da un complesso linguaggio tecnico ad uso e consumo degli addetti ai lavori.

Ma alle origini la scissione tra pensiero e vita non era nemmeno lontanamente considerata. Per gli antichi pensatori e padri della consulenza filosofica quali Socrate, Epitteto, Seneca, Epicuro ecc., la filosofia era un esercizio attivo, una continua messa in discussione di sé e dei rapporti con gli altri e con il mondo: un modo di vivere prima ancora che di pensare.(4)

Quando, attraverso la consulenza filosofica, ci fermiamo ad esplorare le questioni esistenziali e le radici dei malesseri che inquinano le nostre vite, notiamo immediatamente il percorso che il nostro sé compie attraverso di esse. A questo punto la via d’uscita ci appare chiara e ben delineata.

Possiamo osservare come il pensiero agisce nel nostro vissuto, come esso non è staccato dal resto perchè, come sostiene lo Zampieri, “Il nostro agire è sempre nello stesso momento pratico e teorico: strappare una dimensione dall’altra significa privarsi di un occhio e cominciare a vedere le cose senza profondità e senza prospettiva”.(5)

Da un punto di vista esistenziale, con la “nascita” della consulenza filosofica, la filosofia viene restituita alla pratica come il superamento del “divorzio tra l’uomo e la sua vita, fra l’attore e la scena”(6) che è “propriamente il senso dell’assurdo”(7)  secondo Camus.

Quindi l’assurdo è qualcosa di superabile, il Saggio che alberga in ciascuno di noi può ancora essere felice e deve esserlo. Il segreto sta nell’accettare e utilizzare l’assurdo a nostro vantaggio, vivendo intensamente la vita. Un processo alchemico positivo che conferisce all’azione l’acuta potenza penetrante del pensiero.

L’aspetto pratico della consulenza filosofica

Nel 1981 in Germania Gerd B. Achenbach compie il primo importante passo di “riesumazione” della filosofia nella sua essenza originaria e il primo tentativo di ricucitura dello strappo tra pensiero e vita.

È lui a dare inizio agli studi dedicati alla Philosophische Praxis ( la pratica filosofica) che lo portano a fondare, nel 1982, la prima associazione mondiale per la consulenza filosofica, la G.P.P. Qualche anno dopo diventa I.G.P.P. (Internationale Gesellschaft für Philosophische Praxis). Dalla metà degli anni ‘80 la consulenza filosofica si diffonde anche in altri paesi europei, soprattutto nei Paesi Bassi, per sbarcare nel 1992 negli USA.

Nell’ambito della consulenza filosofica, la figura del filosofo viene riportata agli antichi albori e la filosofia torna ad assumere un ruolo di guida non solo teorica ma soprattutto pratica. Non si sovrappone né si affianca alla psicoanalisi, perché il suo compito non è terapeutico nel senso stretto del termine.(8)

La sua caratteristica principale si esplica nel dialogo e si aggancia al vissuto aprendo varchi e orizzonti nella vita quotidiana. Avviene così “una conversione, un cambiamento totale di visione, di stile di vita e di comportamento”.(9)

In questo contesto per Achenbach il filosofo diventa “lo specialista del non-speciale, sia della linearità che della contraddizione. Con accento particolare all’individuale e all’unico. In questo modo il filosofo, nella consulenza, prende seriamente il suo ospite: questi non viene compreso mediante teorie né come il ‘caso di una regola’, ma piuttosto come ciò che lui stesso è, come un unico. Non si utilizza per lui una misura; al contrario, la questione diviene se egli vive in modo conforme a se stesso, se egli, citando Nietzsche, è divenuto ciò che è”.(10)

Vantaggi e benefici della consulenza filosofica

Quale è dunque il compito che la filosofia deve assumere oggi su di sé? La riscoperta del dialogo con se stessi, un dialogo che sia trasformativo ed evolutivo. Il suo campo d’intervento è davvero molto ampio. Ecco un esempio di situazioni in cui la consulenza filosofica è di enorme aiuto:

  • Risolvere blocchi inerenti a questioni relazionali o affettive
  • Liberarsi dalla morsa di un problema esistenziale
  • Trovare la giusta ispirazione per prendere una decisione difficile
  • Riprendersi da una disavventura sentimentale e tornare a sorridere alla vita
  • Uscire da una situazione “stagnante” e trovare uno scopo per il futuro
  • Superare una situazione critica dovuta ad un cambiamento improvviso
  • Superare uno stato di insoddisfazione generale
  • Imparare a dominare i pensieri sabotanti trasformandoli da nemici in alleati

Si spazia quindi dai problemi esistenziali a quelli decisionali, toccando gli ambiti della religione, dell’etica o quelli più vicini alla pura ricerca intellettuale.(11) Nella consulenza filosofica, il filosofo ha l’onere di mettere in questione l’ovvio e le calcificazioni del pensiero, collocandosi in un punto distante dall’oggetto, colloquiando con il suo interlocutore attraverso una modalità razionale(12) che tenga però conto, anche e soprattutto, del sistema dei valori e del bagaglio esperienziale dell’altro.

Il ruolo della filosofia pratica

La Poli ne definisce esattamente il ruolo quando afferma che la filosofia pratica si muove “cercando di comprendere i presupposti sui quali un soggetto ha costruito la propria vita: credenze abitudini, dolori, talenti, desideri, idee del proprio sé e del mondo, del senso del divenire e del suo essere all’interno della sua realtà. Insomma, su quali presupposti ha basato il suo stile di vita, la sua filosofia, la sua esperienza.”(13)

E a completamento individua alcuni principi ispiratori(14) assolutamente validi e condivisibili sui quali la consulenza erige la propria struttura. Ovviamente primo tra essi il corpus della tradizione filosofica che funge da riferimento costante ed imprescindibile sia per il materiale che per gli strumenti forniti.

Necessaria è una flessibilità mentale e camaleontica da parte del filosofo consulente che deve essere in grado di sostenere la persona in un percorso di cura di sè, consapevole di non mettere in atto un sistema terapeutico. Il dialogo tra filosofo consulente e consultante deve essere paritario e non direttivo perché il compito del consulente è quello di accompagnare e sostenere una persona affinché riacquisti fiducia in se stessa e diventi consapevole della mappa della propria vita, dei propri valori e del proprio sé.15

Nemici del pensiero filosofico sono invece “la convinzione precipitosa, la fredda esattezza e la verità senz’anima”(16). Il filosofo consulente ha quindi il dovere di esercitare continuamente la sospensione del giudizio (17) e, nel contempo, aprirsi empaticamente nella comprensione dell’altro.

Per ricoprire questo ruolo bisogna essere capaci di allenarsi alla saggezza, bisogna imparare a non rimanere rinchiusi nei limiti del proprio “io ristretto”(18) ma, come ha scritto Lahav, è necessario imparare ad “essere aperti al mondo”(19) al di là di esso.

Conclusioni

In sostanza, nella consulenza filosofica, ciascuno di noi è chiamato a rispondere non solo con il proprio pensiero ma anche con il proprio intero modo di essere, con la propria essenza, con i propri comportamenti, con le emozioni, con la vita stessa.(20)

Il primo passo per il filosofo è dunque lavorare su se stesso e, solo dopo, diventare per l’altro la levatrice socratica che fa partorire, mette in luce e stimola la fame di vita insita nel consultante(21), il quale, nel percorso di consulenza, giunge “alla consapevolezza del proprio procedere metacognitivo, che servirà in seguito a procedere da soli.”(22) Il consultante impara a muoversi con maggiore consapevolezza nell’assurda tragicità della propria esistenza e a governarsi con la cura di sé.(23)

Note

1 Cfr, Plarone, Teeteto, Einaudi, Torino, 2018; 174 a-b

2 Cfr. M. Aurelio, I ricordi, a cura di Carlo Carena, Einaudi, Torino, 2015

3 Cfr. P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino, 2005; pag. 31-32

4 Ibidem

5 Cfr. S. Zampieri, Manuale della consulenza filosofica, IPOC, Milano, 2013, ebook; pos. 50

6 Cfr. A. Camus, Il mito di Sisifo. Una confessione e un bilancio, Bompiani, Milano, 1999; pag. 9-10

7 Ibi, pg. 10

8 Cfr. G.B. Achenbach, La consulenza filosofica. La filosofia come opportunità di vita, Feltrinelli, Milano, 2009; pag. 76 e U. Galimberti, La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica, Feltrinelli, Milano, 2017, ebook; pos. 43

9 Cfr. P. Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino, 2005; pag. 61

10 G.B. Achenbach, La consulenza filosofica. La filosofia come opportunità di vita, Feltrinelli, Milano, 2009; pag. 22-23

11 Cfr. N. Poli, Vite contro vento. La consulenza filosofica individuale, IPOC, Milano, 2012; pag 55

12 Cfr S. Zampieri, Manuale della consulenza filosofica, IPOC, Milano, 2013, ebook; pos. 169

13 Cfr.N. Poli, Vite contro vento. La consulenza filosofica individuale, IPOC, Milano, 2012; pag. 26

14 Ibi; pag. 37

15 Ibidem

16 Cfr. G.B. Achenbach, La consulenza filosofica. La filosofia come opportunità di vita, Feltrinelli, Milano, 2009; pag. 81

17 Cfr. Dizionario filosofico

http://www.treccani.it/enciclopedia/epoche

“Epochè Traslitt. del gr. ἐποχή. Termine che indica la «sospensione del giudizio» mediante la quale ci si astiene dall’affermare o dal negare, evitando di assumere come date realtà la cui conoscenza è inattingibile. Nozione di origine scettica, l’e. è definita da Sesto Empirico negli Schizzi pirroniani come atteggiamento che consente di conseguire l’imperturbabilità (ἀταραξία): «‘Sospensione del giudizi’ è un atteggiamento della mente per cui né rifiutiamo né accettiamo» (I, 10). […] Nella fenomenologia di Husserl la nozione di e. viene rimodulata per indicare il «mettere fra parentesi» il mondo mediante la sospensione del giudizio di esistenza delle cose. Senza negare il mondo e senza revocarlo in dubbio ci si vieta «ogni giudizio sull’esistente spazio-temporale» (Idee per una fenomenologia pura, 1913, I, § 32). Nelle Meditazioni cartesiane, pronunciate in Sorbona nel febbr. 1929 e pubblicate in lingua francese (1931) e poi in ed. postuma tedesca (1950), il concetto di e. fenomenologica viene ulteriormente precisato in riferimento alla metafisica cartesiana come: «porre fuori valore ogni presa di posizione di fronte al mondo oggettivo dato e, in special modo, ogni presa di posizione quanto all’esistenza (concernente l’esistenza, l’apparenza, l’esser-possibile, l’esser-presunto, l’esser probabile e simili)» (§ 8).”

18 R. Lahav, Oltre la filosofia, Apogeo, Milano, 2010; pag. 20

19 Ibi, pag. 20

20 Ibi, pag. 20

21 Cfr. N. Poli, Vite contro vento. La consulenza filosofica individuale, IPOC, Milano, 2012; pag. 33

22 Ibi; pag. 30

23 U. Galimberti, La casa di psiche. Dalla psicoanalisi alla pratica filosofica, Feltrinelli, Milano, 2017, ebook; pos. 43