RICORDI, 3 dicembre – I Ripari di Giobbe

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I Ripari di Giobbe

Tra i ricordi dell’università…

La discesa era abbastanza ripida e la risalita per me sempre faticosa.

Scalini scavati nella roccia o edificati con sabbia e ghiaia tonda, dei passaggi erano così stretti da regolare autonomamente il traffico umano tra pelle bagnata di sole e sale.
Si scendeva fino in fondo per toccare la meraviglia del mare.

Era estate quando i Ripari di Giobbe mi hanno accolta. Non ero sola ma con un’amica e i suoi amici, un porta CD celeste prestato e il primo capolavoro dei Baustelle, una rivelazione, una poesia per la mente avida e pronta.

Ricordo quel giorno come un piccolo momento di paradiso, ero felice, innamorata e piena di vita, quella vita leggera abbracciata alla speranza di risalita.

Avevo vissuto degli anni davvero tremendi prima, apparentemente una vita tranquilla ma dentro di me sentivo il richiamo dell’oscura montagna prepotente e invadente. E ammetto di aver ceduto e di aver lasciato che quelle tenebre coprissero il mio petto.

Ma quel giorno era un momento di pura rinascita con il barattolo di vetro colmo di tagliolini con olio e parmigiano, gli auricolari dispettosi e i testi delicati e irriverenti di una nuova possibile visione.
Ho respirato il mare, il sole, gli amici e Kierkegaard nelle pagine di un piccolo libro giallo.

Ho ritrovato la bellezza delle emozioni più soffici che lentamente hanno iniziato ad arginare l’ombra della montagna e, con un’enorme forza, hanno tolto il peso e restituito il respiro.
Sono nata di nuovo in riva al mare, tra le rocce scoscese e la spiaggia di pietre. Ho cercato una conchiglia cava e come simbolo l’ho portata al collo legata ad un laccio nero preso nella merceria vicino casa.

Ci sono momenti nella nostra vita che richiedono di essere decantati attraverso la bellezza del mondo contemporaneamente sostenuti dalla meravigliosa leggerezza della volontà che apre la scelta al riconoscimento di sé.

 

Cara/o amica/o, continuiamo con il terzo giorno del Calendario dell’Avvento del 2024.

Sto dedicando il Calendario dell’Avvento 2024 ai RICORDI di tutti quei momenti, oggetti e suoni che hanno colorato vivacemente il mio sentiero fino ad oggi. Ogni ricordo porta con sé una luce e una visione. Ogni ricordo è il tassello di un’identità che sboccia nel tempo presente.
Un ricordo DA SCARTARE per ogni giorno di dicembre fino alle soglie del Natale.

Spero possa accompagnarti nel tuo cammino e il mio augurio è che getti l’amo tra i tuoi ricordi affinché tu possa ritrovare “gli sparsi frammenti” della tua anima.

Se desideri recuperare la lettura delle altre ‘caselle’, ti invito a cliccare sul seguente link:https://www.ipaziafilosofia.com/blog-articoli/

Grazie per il tuo tempo,
Francesca