Che cos’è la filosofia?
Aprendo l’enciclopedia di vecchia tradizione o effettuando una ricerca on line numerose sono le definizioni della parola ‘filosofia’.
Ogni definizione cita autori, colloca storicamente e trae conclusioni. L’idea che qui vi racconto non è molto distante ma si colora di alcuni particolari che compensano e arricchiscono quello che la tradizione e il web mostrano.
La parola filosofia, dal latinophilosophĭa, trae il suo etimo dal greco ϕιλοσοϕία, la parola è formata da ϕιλο ‘filo’ e σοϕία ’sapienza/sapere/saggezza’: amare il sapere, amare la sapienza.
Filosofia è dunque amore di sapere che nasce da tre direttive fondamentali: la meraviglia, il dubbio e il limite.
Chiariamo cosa vuol dire ‘sapere’.
Non si tratta di conoscenze nozionistiche, di informazioni relative a qualcosa, a qualcuno, ad un periodo storico o al funzionamento di qualcos’altro etc.
Ma sapere è la profonda relazione che lega il singolo sé alla sua identità, autenticità, esistenza e all’alterità in tutte le sue forme.
La filosofia è il fluido scambio interconnesso tra l’idea che incontra la realtà e la realtà che incontra l’idea.
Vediamo in che modo.
La meraviglia
I bambini sono maestri nella meraviglia! Quante volte ti sarà capitato di vederli ‘illuminarsi’ davanti a qualcosa di nuovo come un gioco, la neve, un cibo dal sapore eccezionale.
Da quel preciso momento inizia in loro la ricerca di quello stupore che porta ad approfondire, a conoscere, a sperimentare la relazione con l’altro da sé.
In età adulta lo stupore nasce in modo meno eclatante.
Pensa a quelle volte in cui hai ricevuto una visione della realtà diversa, come una ‘rivelazione’ di significato che cambia l’intera prospettiva. Ti sei sempre rappresentato le cose in un certo modo e all’improvviso esse ricevono una spiegazione nuova e donano una verità differente.
Quando la meraviglia, in tutte le sue forme, entra nell’esistenza apre un varco di possibilità. Chiede di andare al di là dello spazio conosciuto, ideale e reale, e attiva un processo irreversibile di conoscenza e sperimentazione del nuovo.
La meraviglia è, parafrasando Aristotele, ‘il motore immobile’ della conoscenza, stupisce ed invita ad andare oltre per ‘disvelare’ nuovi mondi e nuovi modi di essere.
Il dubbio
Dubitare è la testata d’angolo (o pietra angolare) dell’edificio filosofico. Dagli scettici, passando per Cartesio e approdando a Nietzsche, il sapere richiede di essere ‘auscultato’.
Va appoggiato lo stetoscopio del dubbio sulle tante verità nudeche attraversano il pensiero per auscultare il più piccolo e impercettibile cambiamento di rotta.
Il battito delle idee, il respiro delle credenze, le pulsazioni delle rappresentazioni vengono scandagliate dall’atto del dubitare: ‘c’è ancora vita in esse’?
Spesso camminiamo e agiamo con idee, credenze e rappresentazioni morte o malate che stanno esalando la loro ultima postilla di verità. Siamo il riflesso di pensieri zombie che pretendono ancora di essere chiamati vivi e si nutrono, senza pudore, di ogni gesto e comportamento.
Il dubbio falcia la bilancia degli equilibri e genera quella giusta dose di caos che ripristina l’armonia della verità. Una verità non assoluta ma sempre prospettica. Una verità fluida che poggia tra dubbio e meraviglia.
Il limite
Come posso capire quello che è mio da quello che non lo è? Come posso sapere fin dove posso spingermi ad agire? Come posso definire la relazione con l’alterità?
Se c’è un limite o un confine posso farlo agevolmente.
Più di 30 anni fa in Molise c’era l’usanza di mettere delle pietre piuttosto grandi (chiamate ‘ru limt’) agli angoli di un appezzamento di terreno. Le pietre definivano l’area del terreno e permettevano di distinguerne il perimetro e di conseguenza il confine con il terreno dell’Altro.
Immagina di considerare gli ostacoli della vita (una malattia, la morte, una colpa irreversibile, una libertà amputata) delle pietre di confine.
Costantemente il confine mostra il nostro scacco e il nostro fallimento nel controllare ciò che è al di là di esso e ricorda la manovra d’azione che ci compete.
Il confine restituisce sostanza alla verità.
Ad esempio l’illusione del ‘per sempre’ si frantuma con il confine del tempo e perde il suo potere, guadagnando sostanza e diventando singolo momento.
‘Ti amerò per sempre’ diventa ‘ti amo adesso’.
Il limite smaschera l’illusione e restituisce la vera dimensione dell’essere.
Riassumendo, il limite ci permette di: potenziare le azioni interne al confine, favorendo un confine danzante e in continuo e consapevole movimento, coglierci in una forma e di riconoscere lo spazio interstiziale che separa il sé dall’alterità.
La meraviglia allarga, il dubbio disvela e il limite potenzia in un gioco che vede protagonista la nostra crescita dialettica lungo la spirale della vita.
Ora collochiamo quella relazione tra il sé e se stesso e il sé e l’alterità, inseriamo le tre direttive ed ecco che il valore e il significato della filosofia diventano evidenti.
La filosofia è l’amore di conoscere, che si allarga con la meraviglia, viene disvelato dal dubbio e potenziato dal limite. Attraverso questa tensione alla conoscenza il sè allarga, disvela e potenzia se stesso.
Apprende CONSAPEVOLMENTE la sua autenticità e stabilizza l’equilibrio con l’alterità.
Detto in parole povere apprendiamo la capacità di muoverci consapevolmente nel mondo. Quando il pensiero si allena alla riflessione e all’osservazione e analizza, pondera, ricerca, si meraviglia, dubita, si potenzia ecco che le illusioni delle credenze, delle convinzioni, delle paure, cadono e lasciano il posto ad un’esistenza più profonda e contemplativa.
Entriamo ora, con più agilità, nel cuore della filosofia.
Il cuore della filosofia, dalla teoria alla prassi
Il cuore pulsante della filosofia è l’etica, in essa si tracciano le distanze tra l’empirico e il metafisico. Il comportamento di ciascun essere umano muove senza alcun dubbio da principi e valori che crescono e si trasformano nel corso della vita.
Compito dell’etica è occuparsi di quei principi e valori, motore propulsivo di ogni singola azione (agita o non agita).
Siamo esseri relazionali e situazionali, sin dal nostro primo battito. Anche la solitudine è una solitudine relazionale e situazionale.
Tutto il ‘mondo’ di idee che cammina nel nostro sé e nei nostri pensieri si esprime in azioni e determina la direzione delle nostre vite.
E quelle idee e quelle azioni sbocciano dalla radicalizzazione di principi e valori.
Dietro ogni effetto (azione) c’è una causa (principio).
Se la causa acquisisce o il suo ‘giusto’ peso o la sua pronta trasformazione, anche le azioni, dunque il modo in cui siamo nel mondo, cambia.
Quando quelle cause sono state interiorizzate senza meraviglia o dubbio, diventano il limite saldo e vincolante che impedisce ogni forma evolutiva nella direzione dell’assonanza con sé. Di conseguenza le azioni rispecchiano in pieno questo immobilismo e avviano un movimento nella direzione opposta alla nostra ‘verità’.
Compito della filosofia pratica e della filosofia esperienziale è proprio quello di renderci consapevoli della nostra visione del mondo e attraverso di essa risalire alla cause che la rendono tale.
Se la nostra vita ci sta stretta e alimenta malessere piuttosto che benessere è giunto il momento di fare una ‘revisione’ attiva sul motore delle azioni attraverso tre passaggi.
I tre passaggi
Ecco i tre passaggi:
- analisi fenomenologica,
- analisi ermeneutica,
- analisi metafisica.
Il primo passaggio consiste nell’osservazione delle esperienze narrate. Ci si limita a ‘raccogliere dati’ rimanendo legati al fenomeno (ciò che viene raccontato).
Il secondo passaggio prevede un’analisi ermeneutica ovvero interpretativa della narrazione, attraverso un allargamento del pensiero: dialogando, osservando, confrontandosi con le idee disseminate nella tradizione filosofica e rimodulando i pensieri.
Il terzo passaggio, quello metafisico, innalza l’interpretazione nella sua profondità e risale alle cause dunque ai principi e valori che necessitano di essere adattati alla verità del sé.
In sintesi questi tre passaggi permettono un autoanalisi consapevole e trasformativa che può rivoluzionare la totalità della nostra esistenza verso una forma pura di equilibrio del sé.
Considerazioni finali
Molti filosofi di stampo analitico e accademico saranno in totale disaccordo o parzialmente in disaccordo con molte delle cose che ho espresso.
I puristi del pensiero filosofico si indigneranno di come abbia ‘abbassato’ ad un livello pratico la filosofia.
È proprio questo modo di sentire e atteggiarsi che ha allontanato la filosofia come ‘modo di vivere’ trasformandola in ginnastica del pensiero, isolandola e relegandola, attraverso tecnicismi e manierismi di forma, in una nicchia riservata ai ‘cultori della tradizione’.
E allora iniziano i giochi interpretativi tra chi comprende un pensatore più di un altro, di chi riesce ad interpretare un pensatore meglio di un altro, ci si cita a vicenda, si estraggono paroloni e giochi verbali, si allena la retorica e si scorda la VITA.
Quella che appartiene a tutti e merita di essere vissuta con la meravigliosa consapevolezza derivante dall’unione di mente, corpo e anima: dal vivere FILOSOFICAMENTE.

