Stiamo attraversando, da due anni ormai, un tempo di incertezze e forti cambiamenti, alcuni evidenti altri più sottili e profondi.
Le reazioni variano dalla frustrazione, alla rabbia, all’indifferenza, all’empatia. Ma nel concreto non possiamo incidere su alcuna azione che non dipenda noi.
Aprirsi alla gentilezza – al di là delle separazioni partorite dalla ideologia, dalle scelte, dalla sopravvivenza dell’ego – diventa la nostra vela per navigare nel tempo che ci è dato.
Affannarsi, proteggersi, imprecare, ponderare e promuovere opinioni lasciano un alone effimero, una macchia nell’essere che cambia la sostanza di nulla.
Ripiegati nella tua interiorità, fai pulizia di quei pensieri vincolanti e libera la possibilità di guardare il VOLTO dell’altro. Specchiati in esso e ascolta il grido etico che vi unisce.
Scrive Levinas: “La vicinanza dell’altro è il significato del volto. E questo significato va oltre le forme che cercano di coprire il volto come una maschera presente alla percezione. Ma il volto appare sempre attraverso queste forme. Prima di ogni espressione particolare e sotto tutte le espressioni particolari che coprono e proteggono l’Altro con un volto o un’espressione, c’è la nudità e la miseria. In altre parole – esposizione estrema, nessuna difesa, vulnerabilità. […..]“.
Non è nella speranza di prolungare la vita che la qualità della nostra esistenza si pone in essere. Ma è nelle azioni consapevoli, nell’armonia con l’altro a te vicino, nella comprensione di non essere un io limitato ma un FRAMMENTO DI VITA che i giochi si mettono in movimento.
Non c’è da temere vita e morte ma solo lo spreco delle possibilità di colorare lo spazio-tempo con il sorriso.

