Perché scegliere un percorso di filosofia esperienziale (consulenza filosofica)?

Condividi su facebook
Condividi su google
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Un gruppo comico britannico, i Monti Python, ha realizzato un piccolo corto che racconta la finale di calcio tra due squadre molto particolari: i filosofi greci vs i filosofi tedeschi!

I pochi minuti che seguono sono esilaranti e chiamano in campo tutti gli stereotipi migliori che connotano i filosofi. Devo ammettere di aver tirato fuori tante di quelle risate da rimanere senza fiato, soprattutto quando Nietzsche viene ammonito dall’arbitro Confucio per una quisquilia sulla “libera volontà”.

Dopo il fischio dell’arbitro ciascun giocatore si perde nella solitudine e separazione dei suoi pensieri e dimenticata la palla, dimentica il gioco del momento.

Ma essere filosofo è davvero così?

Non esattamente 🙂

La filosofia esperienziale è la possibilità di giocare quella partita. Fa della palla l’obiettivo e del campo la mappa dei movimenti del pensiero e delle azioni. Piede e cervello, azione e pensiero, prassi e teoria muovono la pedina dell’esistenza, che corre intrecciandosi nel tempo e nello spazio.

Seguire un percorso di filosofia esperienziale, permette di entrare in un dialogo profondo con sé attraverso l’altro (il filosofo consulente), percorrendo l’intero campo da calcio tra le parole filosofiche che non hanno tempo e che leniscono le ferite e curano l’anima.

Un percorso di filosofia esperienziale non richiede alcuna conoscenza specifica, sarebbe come dover avere competenze di ortopedia per andare dall’ortopedico. Pensare è naturale come respirare.

Ascoltare i propri pensieri è allenamento costante. Allineare pensieri, azioni ed emozioni è il goal della consulenza filosofica.