Ritroviamoci

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Non è possibile lucidare le posate se prima non le abbiamo tra le mani. Non è possibile iniziare un nuovo percorso se prima non ci siamo ritrovati!

Eppure noi siamo qui, costantemente innanzi a noi, con i nostri pensieri, gesti, azioni, preoccupazioni: fissi e concentrati su noi stessi e su ciò che non va. Ma siamo davanti a noi e non dentro di noi, ci osserviamo agire, pensare ma non ci ripieghiamo in noi stessi, non ci auto centriamo per osservare le cose dall’interno. È come se non fossimo mai in casa, lasciando la porta aperta e permettendo a preoccupazione, angoscia, ansia, paura, rassegnazione e disagio di fare bisboccia in casa nostra.

Iniziamo un cambio di rotta: RITROVIAMOCI! Prendiamoci di nuovo per mano: il nostro centro si sposta verso l’interno. Abbiamo bisogno di ripristinare il nostro baricentro, dall’esterno ci posizioniamo all’interno. Abbiamo la necessità di avviarci verso un nuovo equilibrio.

Ecco cosa possiamo fare.

Per prima cosa dobbiamo iniziare a coccolarci. Dobbiamo ricordarci che esistiamo e iniziare a prenderci, di nuovo, cura di noi stessi.

Cosa ci piace fare? Quali sono quei piccoli momenti che ci rendono felici?

Magari fare colazione al mattino leggendo il nostro libro preferito, fare un bagno rilassante, godersi un sonnellino pomeridiano, curare le nostre piante, pulire il motore della nostra moto, cucinare, scrivere, dipingere… Basta trovare un semplice gesto che ci riporti il sorriso, ognuno di noi lo conosce e sa riconoscerlo.

E’ il momento di riprendersi quel gesto, farlo nostro e inserirlo nella nostra routine ma con consapevolezza. Facciamo un esempio.

Supponiamo che io abbia l’abitudine di prepararmi il caffè la mattina e di gustarlo sentendo il calore della tazzina tra le mani. Ma, a lungo andare, quel gesto è diventato automatico, meccanico, seppur piacevole. Ora, mentre sorseggio il caffè, con la mia mente sono da un’altra parte, immersa in qualche pensiero, preoccupazione o pianificazione per ciò che dovrò fare durante la giornata. La mia mente è altrove, lontana, NON E’ IN CASA! La porta è aperta ai ladri di felicità…

Vediamo quindi cosa devo fare per cambiare: ogni mattina quando mi sveglio inizio a pensare al mio “rito”, il mio gesto semplice che mi riporta a me stessa. Lo immagino, lo gusto e passo all’azione. Preparo la moka, mi immergo nell’odore del caffè, scelgo con cura la mia tazzina e la riempio, aggiungo un po’ di zucchero o miele e verso il caffè. Le mie mani stringono il calore e lì, in quel preciso momento, non c’è nient’altro se non quell’unione della mia mano con la tazzina. Io sono in quel momento, mi ritrovo in quel momento. Non c’è spazio per altri pensieri. Quel momento è riempito di me.

L’obiettivo è imparare a gioire di nuovo per le piccole cose e quelle piccole cose ci restituiscono noi stessi. Ci fanno fermare e ci ricordano chi siamo. Ci ricordano il nostro nome…

Perciò, scegli una piccola azione piacevole da compiere ogni giorno. E’ sufficiente anche un gesto che dura pochi minuti. E, ogni giorno, impegnati a compiere quell’azione immergendoti in essa con la totalità del tuo essere. Riempi quel momento di te. Osserva in totale presenza e completezza, senza giudicare, ciò che i tuoi occhi vedono e ciò che le tue orecchie e il tuo corpo sentono in quel momento.

GOCCIA DI PENSIERO

La mia lotta per l’esistenza è una sorpresa costante. Il mio equilibrio è un ballerino in balia di un flusso intermittente. Sono un funambolo chiamato dall’abisso.

La paura diventa il mio padrone. Ad essa mi inchino dimenticando il mio nome.

Ma arriva il crepuscolo e il coraggio viene invocato dall’eroe.

Trionfa lo spirito.

Sussultano le sette note e con esse vibra la sinfonia della mia vita.