Dov’è la tua voce?
In molte discussioni e situazioni evitiamo di raccontare la nostra opinione, di affermare il diritto a reclamare il nostro pensiero. Ci nascondiamo dentroil silenzio.
Aspettiamo che passi, che si vada oltre….
E intanto la voce diventa un filo e poi solo uno sbuffo di vapore che acconsente.
E impariamo a fare nostro quello che non ci appartiene.
Allora dov’è la mia voce? Sotto quale catasta di parole l’ho nascosta?
Imparare a trovare il nascondiglio della voce è assumere su diséla possibilitàdi tornare a respirare il proprio spazio, delineando i confini che ci rappresentano e valorizzano.
Dare voce a se stessi non è un grido o un pianto che erompe nella notte, ma la capacità di plasmare ciò che si sente, ciò che si pensa, ciò che si vuole IN PAROLE nello spazio condiviso con l’altro.
Come possiamo imparare ad usare di nuovo la nostra voce?
Ascoltando noi stesse/i e non solo ascoltando l’altro. Iniziando a chiederci se quello che abbiamo costruito attorno a noi è nato da noi stesse/i o affittato da chi lo aveva già confezionato.
Primo passo: ascoltarci, capire cosa abbiamo da dire
Secondo passo: trasformare il filo di voce in parole
Terzo passo: trasformare le parole in canto
Quarto passo: iniziare a camminare per costruire nel movimento/azione il mio sogno.

