Il concetto di sospensione del giudizio, (in grecoepoché), ha le sue radici filosofiche nel IV sec. a. C. quando, in Grecia, prende avvio con Pirrone il pensiero che maturerà nella filosofia scettica.
Lo scetticismo fa dell’epochéil suo cardine, contrastando l’ideale di una conoscenza assoluta e promuovendo una conoscenza relativa.
Sospendere il giudizio è l’interruzione volontaria dell’inquinamento relazionale e la possibilità che contribuisce a rendere il dialogo profondo e autentico, dando spessore all’ascolto senza gradazioni di colore e barriere sonore.
Quando si faepoché, si rinuncia volutamente a negare o affermare la veridicità di una realtà.
Si alleggerisce dal giudizio ciò che si vede o si sente mettendosi in una posizione di astensione: ogni filtro viene tolto e si diventa ricettacolo senza forma.
Esercitare l’epochédiventa una necessità per chiunque operi nel campo dell’aiuto relazionale.
Senza questo esercizio l’Alterità diventa vittima della prospettiva di chi con essa interagisce come soggetto, diventa una categoria. Un modo stabilito. Una meta già definita.
Ma la diversità dell’altro va preservata nella sua purezza, per essere capita, accompagnata, affiancata.
Il giudizio rallenta e sporca costringendo l’altro ad arrendersi o a smarrirsi nel deserto di occhi che fissano e mani che indicano.
Alleggerirsi della zavorra del giudizio, proietta una relazione nella magia di un incontro. Lì ai piedi dell’arcobaleno della vera comprensione.

