RICORDI – 9 Dicembre – Il dado a 20 facce

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp

Il dado a 20 facce

Tra i ricordi del tempo…

Ero seduta davanti al caminetto della mia madrina, era uno dei soliti pomeriggi invernali che aiutavano la vicinanza e consolidavano i rapporti.

Stavo sfogliando una nota rivista di matrice cristiana e l’unico articoletto che aveva attirato la mia attenzione era dedicato al gioco di ruolo fantasy e a Dungeons & Dragons.

È stato amore a prima vista e dura ormai da 25 anni.

I primi dadi li ho comprati nel ‘99 in una tabaccheria di Pescara cercata col lanternino. Li utilizzo ancora, (anche se la sfiga mi perseguita sempre!), sono gialli, trasparenti e più piccoli di quelli che si trovano adesso in commercio. Sono stati i miei compagni di numerose avventure.

Giocare di ruolo è come viaggiare, andare in luoghi fantastici e vivere un’avventura indossando i tuoi VERI panni camuffati da un nome, una razza (umano, elfo, nano, mezzorco, mezzelfo, gnomo, halfling, tiefling etc.) e una classe (chierico, druido, barbaro, guerriero, mago, stregone, etc.).

I confini sono dati solo dalla fantasia impregnata di etica e scelte. È meraviglioso impostare i valori da zero, scegliere come far muovere il tuo personaggio all’interno del mondo di gioco, lasciarlo evolvere e trasformarsi.

Ho giocato da tavolo, dal vivo e on line sempre con delle persone concrete, reali che oggi posso chiamare amici. Le mie più care amicizie sono nate tra un tiro di dadi e una scheda del personaggio.

E adesso prepariamo il campo ai nostri figli!

Ma cosa significa giocare di ruolo per me?

Quando sei nei panni del tuo personaggio e, a mia memoria, ne ho diversi da annoverare tra le mie fila (morti in battaglia o vivi e vegeti a scrivere gesta o a cantarle o impazziti nelle fogne cittadine)si crea qualcosa di nuovo in te.

Ogni personaggio ti permette di prendere una pausa dalla vita quotidiana e ti catapulta nella possibilità di esprimerti al di là delle tue limitazioni sociali, economiche, culturali, al di là della tua timidezza o spavalderia e dei sogni più reconditi.

Riesci a riequilibrarti all’interno di un’idea giocante dando vita a sogni e azioni che nella realtà spesso si fa fatica a gestire.

Ad esempio nella costruzione del personaggio possiamo attribuirgli uno spiccato senso della giustizia che in gioco si può esprimere attraverso azioni autonome per ripristinare la giustizia, si può combattere e morire per essa, affrontare eserciti, avere accanto sostenitori, usare magie di una potenza straordinaria.

Mentre nella realtà giudizi, timori, burocrazia, relazioni, impediscono spesso una forma autentica di azione: si teme di offendere l’altro, si temono le ritorsioni, si teme di non raggiungere mai un risultato e tutto rimane paralizzato.

E poi giocare è DIVERTIRSI, ingegnarsi nel risolvere enigmi e toccare livelli di epicità che vanno ben oltre la soglia di sogni e realtà.

Giocare è CONDIVIDERE LA VITA con chi vibra alla tua stessa dimensione, è comunanza, è fratellanza.

Se ci fai caso, il logo di IPAZIA è proprio un dado a 20 facce!

Per il gioco di ruolo ecco alcune info:
https://youtu.be/YLH3FDashEI?si=FLfpxsFboaICkSc8
https://it.wikipedia.org/wiki/Gioco_di_ruolo
https://it.wikipedia.org/wiki/Dungeons_%26_Dragons

 

Cara/o amica/o, continuiamo con il nono giorno del Calendario dell’Avvento del 2024.

Sto dedicando il Calendario dell’Avvento 2024 ai RICORDI di tutti quei momenti, oggetti e suoni che hanno colorato vivacemente il mio sentiero fino ad oggi. Ogni ricordo porta con sé una luce e una visione. Ogni ricordo è il tassello di un’identità che sboccia nel tempo presente.

Un ricordo DA SCARTARE per ogni giorno di dicembre fino alle soglie del Natale.

Spero possa accompagnarti nel tuo cammino e il mio augurio è che getti l’amo tra i tuoi ricordi affinché tu possa ritrovare “gli sparsi frammenti” della tua anima.

Se desideri recuperare la lettura delle altre ‘caselle’, ti invito a cliccare sul seguente link: https://www.ipaziafilosofia.com/blog-articoli/

Grazie per il tuo tempo,
Francesca