Quante volte hai sentito qualcuno lamentarsi di qualcun altro e quante volte lo hai fatto tu?
‘Quella persona si sta approfittando di me!’ – ‘Quell’altra non si rende conto di quello che è sta facendo, non mi vede nemmeno’ – ‘Ma come è possibile che mi trattino in questo modo?’ e tante altre espressioni simili a queste si inanellano nella vita di ciascuna/o.
L’amara verità è che, nella maggioranza (quasi assoluta) dei casi, se ci sentiamo invasi o ‘trattati male’ parte della responsabilità è anche nostra.
Pensa a come comunichi con l’Altro. A quali messaggi trasmetti.
Facciamo un esempio personale, vissuto, esperito e finalmente risolto.
Ho la tendenza ad essere eccessivamente accomodante, a consentire un ampio spazio di manovra a chi mi sta intorno. Ma non tutti sanno centellinarlo e più ne hanno e più ne prendono.
In alcune collaborazioni passate ho lasciato che l’altra persona lentamente gestisse più cose, decidesse più cose, mettendomi poi nell’angolo.
Ma in quell’angolo mi ci sono messa io quando non ho avuto la forza di dire ‘no’, di scegliere di avere più spazio, di parlare e comunicare le mie esigenze. Il silenzio e l’assenso sono stati scambiati per incapacità, indolenza, remissività, passività o eccessiva disponibilità. Mentre, nella mia mente, quello che pensavo era di mantenere un equilibrio, evitare scontri.
L’immagine vista dall’esterno era però tutt’altra. E alla fine, quando ho preso una decisione o ho provato a dire la mia, tutto è stato compreso in direzione contraria.
Risultato: interruzione della collaborazione professionale, interruzione del rapporto personale, ‘diffamazione’.
Da quel momento ho imparato a mantenere la mia forma e il mio confine. Questo non significa non comprendere le esigenze dell’altro ma iniziare a comprendere le mie. Quando il rapporto è sbilanciato inevitabilmente l’equilibrio fa fatica a reggere e un sottile malessere si insinua a farlo cadere: le carte del castello una ad una cadono rovinosamente.
Conoscere e riconoscere il proprio confine è fondamentale nei rapporti. Riequilibra inevitabilmente la bilancia delle responsabilità (le mie e quelle dell’Altro) e rimette all’Altro le proprie responsabilità, senza dita puntate e accuse volanti.
Il confine è il limite che rappresenta la mia manovra di azione e la manovra di azione dell’altro. Tra i due confini c’è il liquido interstiziale della libertà che unisce e allontana.
Se conosco cosa desidero, chi sono, cosa voglio, cosa devo so che posso comunicarlo, nel rispetto dell’altro e nel mio.
La comunicazione non è solo verbale, esiste la comunicazione delle azioni. Come, ad esempio, iniziare a dosare la disponibilità in base alle proprie energie e desideri, ascoltare le proprie priorità e supportarle di conseguenza, scegliersi in armonia con l’altro.
Iniziare dai piccoli passi per ricostruire il confine e dare vigore allo spazio di libertà e responsabilità che unisce e tutela me e l’Altro.

