Tra l’andare e il restare

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Ci sono quelli che restano e quelli che se ne vanno. E tu dove ti trovi adesso?

Facevo le scuole superiori e avevo una ‘cotta’ per un ragazzo che studiava a Roma. Tornava periodicamente nel fine settimana dalla sua famiglia e la domenica era il giorno in cui ripartiva prendendo il treno che collegava il mio paese e la Capitale.

Dieci minuti prima che il treno partisse, con una mia amica, andavo in un punto del mio quartiere che aveva un’ottima visuale della stazione. Attendevo a distanza con lui il treno e il fischio che lo accompagnava via.

Io restavo, lui andava.

Poi a 18 anni è toccato a me, le rotaie mi accompagnavano verso il mare e nuove possibilità e risorse. Mia madre rimaneva a salutare finché il treno abbracciava la prima curva.

Io andavo, lei restava.

Chi va ha dinanzi a sé il nuovo e l’inesplorato e, con sé, una nostalgia languida a volte intensa. 

Chi rimane ha dinanzi a sé un labirinto noto e, con sé, una malinconia languida a volte intensa.

Chi va custodisce i ricordi come gemme preziose, li porta con sé nel flusso di un posto nuovo e li dissemina mescolandoli con l’architettura della scoperta. 

Quelle gemme diventano occhi luminosi nel buio e punti di calore nel gelido inverno.

L’ignoto però li scaraventa negli angoli quando, preponderante, occupa gli interstizi della vita. E tutto si macina sottile e lievita in un pane croccante e dal sapore straordinariamente ibrido.

Chi va sa che sta generando un nuovo equilibrio, una nuova forma di esistere, al di là degli antichi sogni con una punta di dolore e un pizzico di coraggio.

Chi rimane si muove tra i ricordi che si amplificano ad ogni passo, nei muri di quella casa, nelle bollicine di quel bar in un assolato pomeriggio di fine estate. Tutto rimane immobile a ricordare il passaggio, i momenti belli di complicità e speranza. Ogni cosa parla di chi c’è stato.

Chi rimane sa che deve ricominciare a stabilire un equilibrio, ad imparare di fare a meno, a ricostruirsi nella mancanza. Il vuoto diventa abitudine e si risveglia la gioia mista alla malinconia ad ogni rinnovo di passaggio.

Immagina la tua linea del tempo con le tappe fondamentali che hanno costellato la tua vita fino ad oggi. Ognuna di quelle tappe è frutto di un equilibrio tra un restare e un andare,  tra luoghi, possibilità, lavori, relazioni.

Qualunque sia la tua posizione il punto nodale rimane la parola EQUILIBRIO tra uno stato e un altro.

Tra l’andare e il restare.