Esiste una gamma infinita di possibilità di “fare attenzione all’altro”.
Dalla presenza ad un caffè caldo, da un piatto di gnocchi ad un messaggio tra le righe del sonno.
Ma cosa vuol dire “fare attenzione all’altro”?
Ascoltare le emozioni e rispondere adeguatamente ad esse con accoglienza, riserbo e comprensione.
Abbracciare i sentimenti con cura, senza banalizzarli con ovvietà e cadute di stile; pronunciarsi in silenzio invece di aprire un fiume di parole.
Essere attenti è un’arte che si apprende con l’esperienza su di sé. Più rimaniamo in contatto con il nostro centro, più siamo in grado di ascoltare l’armonia sottesa all’esistenza e accettare e restituire quella connessione anche all’esterno.
L’empatia va coltivata a cominciare da sé e, lentamente, da sé si espande e fluttua in un movimento naturale, concentrico e reversibile.

