Responsus è il participio passato del verbo latinorespondere(reindietro,spondere promettere) che unito al suffisso –bilem indica la facoltà di operare.
Ecco le origini della Responsabilità: avere la facoltà di rispondere, di promettere qualcosa, di essere garante di qualcosa.
Spesso vincoliamo il termine Responsabilità ad una presunta ideologia condivisa, un sentire comune che ci carica di un peso che mal sopportiamo.
Ma la Responsabilità ha una radice nascosta che percorre una strada al contrario, verso il basso, il profondo e si inerpica fino a nutrirsi nella falda dell’Altro.
Essere responsabili significa saper rispondere alle volute che la vita presenta, scegliere da che parte essere e vivere quel ruolo, consapevolmente.
La Responsabilità è uno specchio deformante.
Ha due pesi e due misure che giocano sul significato di due parole: risposta e reazione.
Il problema della Responsabilità è una delle questioni più fondamentali.
Responsabilità in sé è una bella parola di incredibile grazia, significato ma, passando per le mani della politica e della religione, è diventata quasi brutta, disgustosa. Primo, il significato naturale della parola responsabile deriva da risposta. Per capire cos’è la risposta devi capire cos’è la reazione.
Qualcuno ti insulta; questa è la sua azione. Ti irriti, infastidisci, ti arrabbi senza poter controllare queste emozioni; questa è reazione. Non stai agendo da solo: l’altro ha premuto i tuoi pulsanti. Lui è il padrone, tu reagisci in preda agli automatismi delle tue emozioni comportandoti come uno schiavo.
Quando agisci, quella è risposta; ma quando reagisci, quella non è risposta.
Per agire devi essere molto consapevole in modo che nessuno possa premere i tuoi pulsanti, in modo che nessuno possa manipolarti spingendoti ad una reazione: hai bisogno di esprimere risposte e non reazioni;
hai bisogno di essere RESPONSABILE, non reattivo.

