Ti è mai capitato di conoscere qualcuno che attribuisce la responsabilità di tutti i suoi problemi all’esterno?
Quante volte abbiamo sentito qualcuno pronunciare queste parole: “è colpa sua!!, “è colpa del mio capo/madre/padre/amico”, “non è una mia responsabilità ma sua”.
Ma che tipo di riscontro hanno queste affermazioni con la realtà? Un’identificazione veritiera e totale o solo parziale?
La stessa domanda va posta quando assumiamo la tendenza a collocare tutte le responsabilità in noi stessi: “io sono responsabile di..”, “è tutta colpa mia se..”.
Scivoliamo in una spirale discendente che finisce col farci sentire tutto il peso del mondo sulle spalle.
Ora, per un attimo, risaliamo quella spirale e proviamo ad osservare la situazione con gli occhi del testimone. Con gli occhi cioè di colui che osserva i fatti ma non è l’autore dei “fatti”. E, da questa posizione, esaminiamo la vicenda che ha scatenato la nascita di una responsabilità diretta fuori di noi o dentro di noi. Collochiamo su un piatto della bilancia le “azioni” e sull’altro piatto le “reazioni”.
Quali sono state le nostre azioni / reazioni e quali quelle degli altri? Quali sono o qual è la situazione che le ha sostenute?
Ricostruiamo il quadro e studiamolo sospendendo il giudizio.
La responsabilità non è incarnata in un solo momento ma appartiene ad un percorso che si snoda nel tempo e si aggancia a situazioni che coinvolgono più di un protagonista. Non coincide con il senso di colpa ma è ad esso correlata.
È legata alle scelte che ogni singolo protagonista compie nel suo percorso all’interno di una vicenda.
La responsabilità è un valore molto importante. Ed è per questo che dovremmo invitarla nei nostri cuori solo quando si è raggiunta una visione ampia ed equilibrata dei fatti.
Ciascuno di noi agisce in prima persona ma sempre in un contesto e in relazione. Cadere in un estremo (responsabilità tua o responsabilità mia) fa oscillare la bilancia e non dà una visione uniforme di quello che accade.
Avere una visione uniforme significa costruire un equilibrio tra pensiero, emozioni e valori (la costellazione della consulenza filosofica) e collocare il corretto peso delle responsabilità in ballo.
In questo modo cosa si ottiene?
Un bilanciamento degli eventi in corso che permette la giusta assunzione delle responsabilità da parte dei protagonisti. Un bilanciamento che può ricadere in un estremo ma, questa volta, con consapevolezza, riducendo il margine di errore e inducendo all’ascolto delle proprie azioni.
A questo punto la responsabilità diventa un vero atto morale, ciascuno vi partecipa secondo l’incidenza che ha avuto nella situazione osservata.
Prendendo su di sé la “giusta responsabilità” si fa pace col passato, con l’altro e soprattutto con se stessi.

