“Era radicato in me un certo rispetto per gli oracoli: in questo ero profondamente greco. L’atteggiamento del mio maestro e degli altri filosofi che insinuavano dubbi sull’autenticità dei responsi divini mi lasciava perplesso.” –I ragazzi dell’acropoli di Ave Gagliardi
Facevo la prima media e come lettura, l’insegnante del ciclo precedente, aveva scelto il testo di Ave Gagliardi intitolato “I ragazzi dell’Acropoli”.
È stato il mio primo incontro con la filosofia e come si suol dire fu amore a prima vista (lettura).
Il racconto si snoda tra le vie di Atene, al tempo di Pericle, percorse da Milos, un ragazzino dall’ambiguo e misterioso passato, ospite in casa del filosofo Datis di Persepoli.
La parola filosofo richiamò la mia curiosità, non ricordo se chiesi all’insegnante il significato. Ma ricordo con esattezza l’immagine che del filosofo si è formata nella mia mente: una persona saggia, amante dello studio e dell’insegnamento, in costante confronto con gli altri e in contrasto con qualsiasi imposizione.
Lo immaginavo seduto in cerchio, con i suoi discepoli a dialogare sull’universo e sull’uomo.
Nel lontano 1990, nasceva l’impronta che oggi segna ancora il mio lavoro. Con costanza, riproduco quel cerchio e quei dialoghi ricchi di libertà e colmi di dubbi e desiderosi di equilibrio, intrecciando la parola filosofica, con la mia e quelle di coloro che siedono con me attorno ad una domanda.
Ringrazio ancora oggi la scelta fortuita compiuta da un’insegnante, che inconsapevolmente mi ha regalato la promessa del mio futuro.
Ogni libro è un passo che conduce in avanti.

