In appoggio sul filo, traballa il corpo. Il piede scopre la sottile forma e si accoccola saldamente.
Un altro passo e il corpo ondeggia e il piede si ancora alla leggerezza dell’equilibrio.
E così da un capo all’altro, per tutta la lunghezza della vita.
Ogni giorno procediamo con la prudenza del funambolo, alla ricerca di un nuovo temporaneo equilibrio.
L’equilibrio non è più uno stato di quiete o un’armonia ritrovata ma l’arte di forgiare se stessi nelle mille curve dell’esistenza. Ogni atto, pensiero, emozione ci conduce verso un altro passo che l’esperienza rende più saldo e la novità più incerto.
E procediamo traballando tra il filo e l’abisso.
E in quel procedere sboccia la bellezza della vita, in ogni sua forma e colore.
Spesso pensiamo di aver smarrito la strada, di non ritrovarci più. Ma il filo è sempre lì, sotto i nostri piedi: non abbiamo perso la via ma soltanto il ritmo e la tenacia.
Non accontentiamoci di rimanere su un piede, gesticolando e sudando per conservare la posizione ma guadagniamo i centimetri di futuro avanzando sul filo e occupando lo spazio di un nuovo equilibrio.

