Il pettirosso

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Gli inverni nel mio paese sono silenziosi e colmi di neve. Il freddo è pungente. Il calore di un caminetto e l’odore della legna che arde sono i compagni più fedeli. Ricordo che da bambina scaldavo i panni nel letto prima di indossarli, un rito semplice ed ingenuo che oggi appare così lontano.

Quando arrivavano i primi fiocchi arrivava con essi una grande festa.

Allora come oggi.

Sono cambiati gli scenari, le abitudini, le persone che respirano accanto a me ma quella immobilità che dà la neve non l’ho dimenticata.

Tutto si ferma, i piani saltano in aria. E arriva un momento di riposo per il pensiero.

Nei giorni innevati ho sempre avuto un ospite indiscreto, silenzioso e furtivo sul davanzale della mia finestra o sulla ringhiera del mio balcone.

Un minuscolo pettirosso. In cerca di cibo e messaggero di un ricordo.

È così anche nella vita. Ad un certo punto arrivano dei momenti freddi che impediscono il movimento, bloccano gli avanzamenti o, semplicemente, le abitudini.

Spesso subentra un malessere, un’angoscia, una paura…

La neve diventa disagio. Eppure questo non è il suo unico volto. È anche una festa, è la possibilità di sospendersi per riprendere fiato e ricominciare a salire.

E, se guardi sul davanzale della tua anima, trovi quel piccolo esserino spruzzato di rosso a ricordare che c’è qualcosa di vivo in te, qualcosa che chiede di sopravvivere all’inverno.

Dentro di te c’è sempre la risorsa giusta per continuare a camminare.

Basta fermarsi e guardare, il pettirosso arriva sempre.