Per comprendere il Vedānta, è fondamentale esplorare i testi e le raccolte che lo compongono. In questo articolo, forniremo una panoramica chiara e tecnica degli elementi principali che costituiscono il Vedānta, gettando le basi per una futura analisi approfondita dei concetti chiave.
Il sistema del Vedānta o dottrina vedāntica è costituito dal “Triplice Canone” (prasthānatraya), individuato per la prima volta dai commentari śaṅkariani ed ècostituito da:
- le Upaniṣad,
- la Bhagavad-gītā,
- i Brahmasūtra o Vedāntasūtra.
Gli insegnamenti sono vari e complessi tanto da sviluppare diverse considerazioni, matra le più note c’è quella fornita da Śaṅkara.
Le Upaniṣad
Letteralmente il termine Vedānta significa “la fine dei Veda” e viene principalmenteidentificato con le Upaniṣad. Esse rappresentano l’ultima delle quattro parti principaliin cui sono divisi i Veda, ovvero la grande opera nata dall’incontro interculturale tra gliarii invasori, che parlavano una lingua indoeuropea, e la popolazione indigena nel norddella penisola indiana più o meno intorno al 2000 a.C. e tramandati oralmente venneroin seguito codificati.
La letteratura vedica è considerata “rivelazione” o śruti (ciò che è udito). I Veda sonodivisi in quattro parti principali:
- Ṛg-veda,
- Sāma-veda,
- Yajur-veda
- Atharva-veda.
Sonopresumibilmente datate intorno al 1500 – 1200 a.C. per le più antiche, 600 a.C. per le più recenti. Ognuna di queste parti è a sua volta suddivisa in altre quattro sezioni:
- le Saṃhitā,
- i Brāmaṇa,
- gli Ᾱraṇyaka
- le Upaniṣad.
LeSaṃhitāsono “raccolte” dedicate: agli inni in onore delle divinità, alle formulesacrificali, alle melodie cantate e alle formule d’incantamento. Appartengono alla fasepiù antica.
IBrāmaṇasono i testi sacerdotali, scritti in prosa. Danno spiegazioni e descrizioni deirituali e delle preghiere che si riferiscono al sacrificio.
GliᾹraṇyakao “trattati della foresta” in un certo senso continuano sulla linea deiBrāmaṇa. Trattano delle speculazioni e della spiritualità degli eremiti della foresta.
LeUpaniṣadsono i trattati dedicati alla spiegazione delle verità supreme, di variaestensione e diversa epoca. Il termine Upaniṣad significa letteralmente sedersi vicino. Le più importanti sono poco più di una dozzina e vengono denominate antiche emedie e risalgono ad un periodo compreso tra il 700 e il 300 a.C..
L’ambiente sociale delle Upaniṣad è molteplice, come interlocutori accanto ai brahmani compaiono i guerrieri, i figli di servi e addirittura le donne. È noto invece che in seguitola lettura dei Veda verrà riservata solo ai membri maschi delle classi più alte.
La dottrina prevalente nelle Upaniṣad antiche e medie è la contemplazione dell’identitàtra Brahman e Ᾱtman, accanto alla quale compare il dogma della trasmigrazione delleanime, (la legge del karman e il saṃsāra).
L’insegnamento principale propone un’equivalenza apparentemente difficile daindividuare tra un principio macrocosmico (Brahman) al di là del tempo e dello spazio,trascendente e immanente allo stesso tempo e un principio microcosmico (Ᾱtman) checostituisce l’essenza immortale dell’essere umano, al di là di ogni contingenza.
L’introspezione trasformatrice si rivela l’unico strumento utile a capire l’intimapresenza del sostrato cosmico presente in noi (Tat tvam asi). Al culmine di un itinerariognoseologico si acquisisce l’identità tra Brahman e Ᾱtman.
Bhagavad-gītā
Il termine Bhagavad-gītā significa precisamente “il canto del glorioso Signore”. Questotesto fondamentale del pensiero religioso indiano è solo un piccolo episodio del sestolibro del grande poema epico il Mahābhārata (“Il grande poema dei Bhārata”), composto intorno al II sec. a.C. L’epopea narra la storia leggendaria degli antenati dei discendenti dei Bhārata, in particolare narra la storia e la guerra fratricida di due famiglie di cugini i Pāndava e i Kaurava. È l’allegoria della crisi universale cheprocede la fine di un’era cosmica. Secondo gli indiani esistono quattro ere cosmiche caratterizzate da una durata decrescente e una progressiva corruzione.
Si presenta in forma di dialogo fra l’eroe dei Pāndava, Arjuna e il suo auriga Kṛṣṇa. Arjuna è sul campo di battaglia, pronto per sferrare l’attacco contro i cugini, i Kaurava. Ma in quel momento viene preso dallo sconforto di dover muovere battaglia contro i propri familiari. Da qui ha inizio la vera e propria Bhagavad-gītā che consiste negli insegnamenti impartiti da Kṛṣṇa ad Arjuna affinché adempia il suo compito di kṣatriya (guerriero).
Il contenuto dottrinale della Bhagavad-gītā è insieme metafisico ed etico e viene definito la quintessenza dell’intero significato vedico. Ovvero mantiene sullo sfondo l’antica visione vedica e accetta l’interiorizzazione delle Upaniṣad e vi aggiunge l’elemento dell’amore, della bhakti, del coinvolgimento personale con la divinità. In effetti, con gli insegnamenti di Kṛṣṇa, vengono delineate le tre vie capaci di condurre l’individuo al fine ultimo della liberazione dal mondo delle illusioni:
- karma-yoga,disciplina dell’azione,
- jñāna-yoga, la disciplina della conoscenza
- bhakti-yoga, ladisciplina dell’amore.
Brahmasūtra o Vedāntasūtra
I Brahmasūtra sono una raccolta di 555 aforismi (sūtra) sul Brahman. Il compilatore è il saggio Bādarāyaṇa e li avrebbe codificati per presentare in maniera sintetica le regole dell’esegesi delle Upaniṣad. Si divide in quattro letture che trattano rispettivamente: la coerenza, la non contraddizione, i mezzi di realizzazione e il frutto cui dà accessol’insegnamento delle Upaniṣad.

