La comfort gabbia

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Quante volte chiedendo a qualcuno “come stai?” hai ricevuto come risposta “tutto bene, la solita routine”, una risposta apparentemente distratta, omologata ma che porta con sé una cruda riflessione:

va tutto bene perché non è successo nulla, tutto rientra nelle solite abitudini e si ripete senza imprevisti e grattacapi.

La solita routine – così noiosa, così ripetitiva la maggior parte delle volte – diventa il nostro modo di operare ed essere nel mondo, riceve l’esclusiva dell’esistenza e diventa il sistema operativo della mente.

Muoversi secondo abitudine vuol dire diminuire ansia, disagi, panico, conflitti, rischi aumentando il controllo, la sicurezza, la rigidità e consente di costruire uno spazio, presto gabbia, che delimita marzialmente la zona che ci protegge.

Diventiamo i custodi di un luogo ritenuto sacro ma che affonda a picco, giorno dopo giorno, nell’oceano delle paure mascherate da valori assoluti.

La felicità annega nelle regole e nella routine e l’autentica responsabilità si irrigidisce in schemi logori fatti di sbarre e oppressione.

Ecco qui la comfort gabbia:la vita scorre pacificata tra una piega e l’altra del tempo, tra le curve della famiglia, del lavoro, dei desideri, delle aspettative, del divertimento e dello status quo.

Ma cosa accade se arriva qualcosa che la comfort gabbia non aveva contemplato?

Appena qualcosa di imprevisto entra, l’equilibrio di carta si accartoccia su se stesso e immediatamente parte la caccia alle streghe, si cerca il colpevole esterno, il capro espiatorio che ci ha risvegliato alla realtà.

I punti di riferimento si danno alla fuga e si fa fatica ad accettare che la causa di questo smarrimento sia interna e non esterna.

Facciamo degli esempi concreti.

Quando un lutto, una nascita, un licenziamento, un’opportunità lavorativa, un divorzio, un innamoramento, un trasferimento, una malattia, un nuovo inizio irrompono, ciascuno è costretto a fare i conti con la ‘gabbia di certezze’ che si è costruito e deve chiedersi, a volte forzatamente, se lo spazio che sta abitando è ancora accogliente.

Sarà capitato anche a te di vivere questefasiappena subentra il cambiamento:

  • tutto scorre nella norma
  • qualcosa si muove all’orizzonte
  • primi segnali di avvistamento del cambiamento, la comfort gabbia scricchiola
  • arriva il cambiamento, le sbarre si allargano e ogni angolo viene invaso dall’onda prorompente del disordine
  • il caos prende il posto dell’ordine
  • si cerca il colpevole del caos, ci si arrabbia, ci si dispera
  • il disorientamento consuma e genera il vuoto
  • il caos diventa familiare
  • inizia l’accettazione: il colpevole sono io
  • fase di consapevolezza: la soluzione sono io
  • ricostruzione

La ricostruzione è una fase cruciale perché due sono le possibilità:

  • chiudersi: ricostruire una nuova comfort gabbia
  • aprirsi: costruire uno spazio aperto più flessibile ai cambiamenti, uno spazio che con il tempo da flessibile si faCONSAPEVOLE.

Se stai vivendo un momento simile sono sicura che ti ritroverai in una delle tappe sopra descritte ma ricorda che non sei sola/o e che il momento buio è solo un passaggio.

Prendere consapevolezza delle proprie costruzioni dorate non è un fallimento ma un successo, il passo che aiuta la metamorfosi e fa spuntare le ali.

E se ne senti il bisogno presso IPAZIA c’è un posto per te.