Torna a sorridere

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Ho pensato per giorni a come definire il sorriso, a che significato dargli, a quale dimensione esso apre e perché. Ma oggi è successo qualcosa di diverso. Ho smesso di pensare e ho sorriso.

Ebbene le cose sono andate così.

Dopo diversi giorni di freddo, il sole ha deciso di allietare l’aria e riscaldare l’erba dei parchi. Invogliata dal pizzico primaverile di gennaio, sono uscita presto, ho fatto il mio solito giro e ho ricevuto un regalo fresco, frizzante e inaspettato.

Un mulinello di foglie che aspirava di arrivare al cielo.

Piccole correnti fredde e calde hanno iniziato a giocare con le foglie, danzando in cerchio e verticalmente verso l’azzurro tenue e le nuvole. Uno spettacolo tridimensionale tra il cemento e la semplicità della natura. Sono rimasta incantata e ho dimenticato le domande che in quel momento scalpitavano esigendo un programma, una soluzione e una certezza. Ho attraversato il turbine di vento e foglie, mi sono immersa nello schiaffo delicato di una formula antica e ho sorriso.

Ho sorriso. Si è spalancato un mondo di spensieratezza libera e senza pretese.

Che cos’è dunque il sorriso?

Una parentesi giocosa e istantanea che nasce all’improvviso e svuota la mente del peso dei pensieri. Ha il tempo di una farfalla e la forma della bellezza.

La sua meraviglia risiede nella sua ambiguità. Per chi lo osserva non è semplice comprendere la causa che lo ha generato o la profondità di quello che vuole esprimere.
Perché il sorriso si nasconde al mondo esterno per comunicare con il mondo interno. È privato nella sostanza e pubblico nella forma. Provoca un’onda in chi lo osserva ma per chi lo incarna si apre la possibilità di afferrare la delicata inconsistenza dei pensieri.

Quello che oggi ti invito a fare è di tornare a sorridere….

Non è uno slogan ma una promessa che puoi fare a te stessa/o. La promessa di alleggerire la vita e le azioni osservandole da una prospettiva diversa.

Epitteto, un uomo e un filosofo del I secolo d.C. ci tramanda una massima: “ Gli uomini sono agitati e turbati, non dalle cose ma dalle opinioni che hanno delle cose.”1.

Prova a pensare a tutto quello che fai o affronti quotidianamente. La maggior parte delle cose che incontri sono precedute e ricoperte dal giudizio e dall’opinione che hai costruito attorno ad esse.

Facciamo un esempio semplice ma efficace.

Osserva una scatola di cioccolatini singolarmente incartati.
L’involucro che li avvolge crea delle aspettative sul cioccolatino che stai per mangiare: sul gusto, sulla grandezza, sulla forma e sull’integrità.

Ma quando lo scarti le aspettative si scontrano con l’oggetto: il cioccolatino – il suo gusto, grandezza, forma e integrità. L’oggetto può averle assolte, superate o deluse.

Ma se non ti aspetti nulla in cambio, se togli quell’incarto e osservi solo il cioccolatino non avrai che da prenderlo e gustarlo, senza ansia, senza timore ma con serenità e un briciolo di meraviglia.

Non è un processo semplice da ottenere e mantenere, la nostra umanità è bella per questo. È una sfida continua a inseguire la propria essenza.
Ma in quanto umanità è la nostra natura per cui non è poi così difficile allenarsi a lasciare andare giudizi e opinioni. Basta iniziare dalle piccole cose…

Quale sarà la tua piccola cosa?