Una paziente resistenza

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Qualche settimana fa in una Goccia di pensiero pensavo all’essere umano come un Funambolo dell’Esistenza. Ieri si è aperta la possibilità di rivedere nella mia mente l’immagine del funambolo capovolta.

La figura umana camminava dall’altro lato del filo, con la testa in basso, i piedi verso il cielo e le spalle verso la terra. Senza cadere, un passo dopo l’altro e un altro ancora….

La logica impone la domanda: “come fa a mantenersi capovolto, come fa ad avanzare in opposizione alla forza di gravità?”

C’è un collante sotto quei piedi, presente ma non evidente già nella prima immagine.

Una colla che unisce filo e pelle in ogni singolo movimento. Un post-it ricoperto di memoria e futuro che nell’attimo del presente si stacca e attacca in un continuum spazio-temporale.

Quella colla è la speranza. 

Fino ad ora, ho pensato alla speranza come un freno all’azione, come un rimandare la possibilità di agire ad un tempo futuro, aggrappandosi ai sogni e non alla concreta realizzazione di qualcosa.

Ma la nuova immagine ha restituito una gagliarda vitalità al concetto della speranza che da fuga è diventata forza.

La speranza è una paziente resistenza, una lotta non violenta alle avversità dell’esistenza.

Paziente perchè sa godere dell’attesa. Resistenza perchè è tenace e soffia con costanza nel mantice della vita.