L’importanza dell’ascolto

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Nelle calde estati di molti anni fa cercavo le conchiglie più grandi in riva al mare. Tra esse sceglievo con accuratezza quella che sembrava delle giuste dimensioni per contenere il suono del mare.

Accostavo la conchiglia e i suoi granelli di sabbia all’orecchio, chiudevo gli occhi e ascoltavo.

Un sussurro frusciante, sottile, impercettibile e sognato. Una voce che annullava gli schiamazzi da spiaggia, concentrando il mondo in un solo unico momento di solitudine abbracciante e aperta al tutto.

Questo è l’ascolto: porsi in apertura e in condivisione creando una radura silenziosa e accogliente tra le capriole della vita.

L’ascoltare ha due dimensioni: una verticale, che scende nelle profondità della propria anima, e una orizzontale, che accoglie l’anima dell’altro.

La prima dimensione richiede un’attenzione e un silenzio interno che aprono alla possibilità di toccare i pensieri mescolati alle emozioni, pettinandoli con la delicatezza di una madre.

Si sciolgono i nodi, si tessono trecce e si raccolgono i fili dorati in morbide forme da accarezzare.

La seconda dimensione esige uno sforzo per essere autentica. Spinge l’io a sgomberare lo spazio colmo di sé e a creare un vuoto: un improvviso varco tiepido e confortevole, apparecchiato tra gli alberi per ricevere la parola dell’Altro.

Quello spazio, aperto e attraversato dal fresco vento primaverile, si riempie di una voce estranea che disegna paesaggi e lentamente si fa sorella.

Una vicinanza e comprensione nasce nello spazio di vuoto artificiale e si fonde nella condivisione di due anime.

La meraviglia di questa radura abbracciante e accogliente risiede nel puro ascolto snellito dall’impronta del giudizio. Una tavola rotonda senza vinti e vincitori. Una tavola rotonda dove ciascuno è cavaliere.

Un rapporto orizzontale mediato dal gioco vuoto-pieno che cuce silenzio e voce nella trama del tempo.