Il paradosso della verità

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Il paradosso della verità.

 

La verità poggia su due livelli costitutivi e si differenzia  per grado di attendibilità e veridicità.

C’è una verità soggettiva, che ha origine dall’interpretazione dei “fatti” e  dei “fenomeni” – che interagiscono con l’io – filtrati da pensieri, conoscenze, attitudini, credenze e valori.

Questa verità ha il suo fondamento sull’accordo di “opinioni” – quindi sull’accordo tra il mondo interiore (fatto di  pensieri, conoscenze, attitudini, credenze e valori) e l’interpretazione del “fatto”/ ”fenomeno”.

Il campo di veridicità di questa verità è prospettico, limitato e paradossalmente mai del tutto vero, solo approssimato al vero.

Il suo punto forza è la dimostrabilità ma una dimostrabilità che ha valore solo all’interno di una struttura codificata e condivisa.

Questa verità diventa vera attraverso la condivisione della sua dimostrabilità.

 

L’altra verità semplicemente è e si dà attraverso barlumi non dimostrabili. Squarcia il velo del pensiero, dall’alto verso il basso, infiltrandosi e allargando la consapevolezza. Non è dimostrabile né condivisibile. Quando lo diventa assume le caratteristiche del soggettivo e del limite.

Può essere raccontata e non spiegata ma può essere compresa soggettivamente solo da chi l’ha ricevuta.

Non ha un linguaggio adeguato alla sua perfezione, solo un linguaggio strumentale che la rende avvicinabile.

 

La prima verità è quella dello strato superficiale ed umano, muove le azioni e regola la vita.

La seconda verità abita il profondo e l’umano, parla il silenzio della filosofia e sottende le azioni e la vita.